giovedì 13 settembre 2012

Amarcord

Amarcord: Immagine del luogo dove l’11 settembre 2008 a Rimini due ragazzi per divertimento hanno dato alle fiamme un senzatetto che dormiva su una panchina non lontana da casa mia, Tempera su foto giornalistica, dimensioni A4, (11 Settembre 2012) Image of the place where the September 11, 2008 in Rimini two boys burned down for fun a homeless man sleeping on a bench not far from my house, Gouache on press photo.

martedì 24 luglio 2012

DI CHI E' LA COLPA? (i funerali dell'anarchico)

Un gruppo di studenti del quinto anno di un liceo scientifico sono stati invitati a rispondere alla seguente domanda: di chi è la colpa (matrice politica) della strage di Piazza Fontana? Le loro risposte sono state fotocopiate e raccolte in questo libro; carta acetato, lucido, matita, fotocopie, dimensioni A4; . fotografie dai funerali dell’anarchico Pinelli, accusato ingiustamente della strage. A group of high school’s students have been invited to answer to the following question: whose is the guilt (political matrix) of the Piazza Fontana slaughter ? Their answers have been fotocopiate and collected in this book ; photos from the anarcchic Pinelli’s funeral (wrongly accused).

sabato 30 giugno 2012

A-MARA

A-MARA; polvere da sparo su fotografia di Mara Cagol (terrorista italiana, tra i fondatori delle Brigate Rosse), scatola di legno, smalto nero. A_MARA; gun powder on Mara Cagol’s photograph (Italian terrorist, one of the Red Brigades founders), wooden box, black enamel.

martedì 3 aprile 2012

Natura morta con bottiglie








Immagini tratte dalla rivista “Vie Nuove”, 9 Luglio 1960; manifestazione antifascista a Genova, contro la presenza del congresso nazionale del Msi nel teatro comunale della città, scontri con le forze armate.
Bottiglie mignon con riproduzioni dell’immagine di Benito Mussolini acquistate in un negozio di souvenirs a Rimini nel 2012.

domenica 18 marzo 2012

lunedì 1 agosto 2011

Invisibilia (civilia)



La réalité à axprimer résidait, je le comprenais maintenant, non dans l’apparence du sujet, mais dans le degré de pénétration de cette impression à une profondeur où cette apparence importait peu, comme le symbolisaient ce bruit de cuiller sur une assiette, cette raideur empesée de la serviette qui m’avaient été plus précieux pour mon renouvellement spirituel que tant de conversations humanitaires, patriotiques, internationalistes.”
(Proust, Le Temps retrouvé, II, 30)
…così Longhi, alla ricerca di parole esatte ad introdurre l’arte di Morandi; un passo illuminante di Proust: “la più esatta” introduzione, un accostamento in grado di svelare nella sua pittura non l’apparenza del soggetto ma il soggetto a un livello più profondo, un “degré de penetration” che lasci scomparire la sua ‘apparenza’, là dove essa non è più importante, perché inutile ridondanza di realtà.
Il nome di Morandi che Franco Pozzi ha scelto di porre al centro di una sua opera non è retorica dell’energia che l’autore emana per irradiazione grafica dall’ego, mostrandone la natura ‘assertiva’ come rivela l’etimo di firma (ad -firmare); l’aura egotica si spegne nell’impalpabile spessore della polvere su cui il segno/signature è impercettibilmente posato. Balugina lieve, al contrario, senza incidere il cartoncino di fondo su cui si proietta dal vetro, in forma di luce/ombra, chiedendoci esplicitamente di rinunciare alla percezione addomesticata, oggi, alla volgare evidenza delle immagini. Un’arte che sceglie di sottrarsi all’andazzo, evitando però di rinchiudersi nella torre eburnea. Se un luogo dobbiamo immaginare, spazio di lavoro e creazione, sceglieremo piuttosto la “cella” del monaco, per rifarci ancora alle note Longhiane su Morandi: “il monaco Morandi nella sua cella è dunque il contrario dell’esteta nella sua torre d’avorio”.
Un richiamo alla necessaria ricerca di una spoglia verità; ri-chiamo, per via del nome (come già quello di molti Maestri in altre opere di Pozzi) pronunciato sommessamente, e-vocato al buio. Nel tempo di una apparentemente ritrovata vena civile-artistica, si tende spesso a confondere questa esigenza di verità che l’arte ha da dire al ‘pubblico’ con una sua inevitabile implicazione nei modi di una pseudo divulgazione consenziente al dictat della comunicazione: “l’idée dun art populaire comme d’un art patriotique, si meme elle n’avait pas été dangereuse, me semblait ridicule. S’il s’agissait de le rendre accessible au peuple, on sacrifiait les raffinements de la forme bons pour des oisifs: or, j’avais assez frequenté de gens du monde pour savoir que ce sont eux les véritables illettrés et non les ouvriers électriciens.”(Proust).
Un’opera come quella di Pozzi svolge il fondamentale compito di richiamarci alla Storia, affida al nome il compito di portare in sé una istanza etica da proporre al presente del fare arte e non solo, senza ridurre l’opera a un “messaggio” nell’accezione comune, senza condurre il Maestro “in piazza”, ma rivelandolo nel suo sottrarsi: Atteggiamento, quello della sottrazione e del nascondimento, non a caso spesso rimproverato allo scontroso pittore. Pozzi sembra quasi accogliere l’auspicio di Longhi in “Exit Morandi”, nel gesto di riconsegnare quel nome alla contemporaneità, “a una storia che possa dirsi civile e cioè in grado di intendere ciò che di umano sempre si esprime nell’atto dell’artista”.

mercoledì 29 settembre 2010

from the museum bookshop




MEMENTO:
Cartolina della performance di Roman Signer: Bücher ,1984. Gomma per cancellare a forma di teschio.
Postcard from the Roman Signer’s performance: Bücher 1984. Eraser skull shaped





LOTTA DI “CLASSE”:
Due cartoline: Bronzino, Ritratto di giovane con libro, 1540. August Sander, Giovani contadini,1913.
Two postcards: Bronzino, Portrait of young man with a book, 1540. August Sander, Young farmers,1913.





WHERE WE ARE GOING :
cartolina manipolata, acquistata nel bookshop del museo di Palazzo Grassi a Venezia. Riproduzione di un’opera di Michelangelo Pistoletto (Bandiera rossa, comizio n°1, 1966) esposta nel corso della prima mostra veneziana della collezione Pinoult dal titolo “Where we are going” che inaugurava la acquisizione del palazzo e la sua ristrutturazione .
manipulated postcard, purchased in the bookshop of the museum of Palazzo Grassi in Venice. Reproduction of a Michelangelo Pistoletto's work (red Flag, comizio n°1, 1966) exposed during the first Venetian show of the Pinault's collection: "Where we are going" that inaugurated the acquisition and the restructuring of the building.